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Home :: Lettera Politica :: Lettera Politica Locale :: Documento per il congresso del Pdl veronese

05 / Feb
2012

Documento per il congresso del Pdl veronese

Lettera Politica

Il congresso: strumento per costruire un partito vero e democratico.

Il congresso del Popolo della Libertà bisognava farlo prima, quando il contesto politico non presentava gli elementi di criticità che presenta oggi. E’ comunque un fatto positivo. Farlo secondo il criterio di “una testa un voto” è un passo significativo verso la sua trasformazione da contenitore elettorale a partito vero e democratico per dare un segnale che il centrodestra  vuol continuare a rappresentare la maggioranza degli italiani.

L'ubriacatura antipolitica seguita al crollo della Prima Repubblica aveva generato la convinzione che si potesse fare a meno dei partiti sostituendoli, con la scusa della modernità, con dei contenitori di plastica. Lo scollamento sempre più marcato tra il paese reale ed il paese legale indica invece inequivocabilmente la necessità di restituire ai partiti il loro ruolo di collegamento fra popolo e istituzioni, indispensabile non solo per il funzionamento della democrazia, ma per la sua stessa esistenza.
Il verticismo, il mancato coinvolgimento degli iscritti, l'assenza di democrazia interna sono le prime cause della crisi del Pdl. Ma lo sono anche i candidati imposti dall'alto; le nomine di personaggi privi della necessaria preparazione; la logica aberrante dei doppi, tripli e quadrupli incarichi, che per la gente rappresenta l’esempio più tangibile della voracità della politica; il tollerare la presenza nel partito di personaggi imbarazzanti, cosa che impedisce di affrontare con coerenza la questione morale e che mina la credibilità di chi per il Pdl si espone.

Il PdL ed il centrodestra: un rapporto da ricostruire e continuare

La crisi del Pdl è certificata da dati elettorali e demoscopici, oltre che dallo sfaldamento della maggioranza che ha portato alle dimissioni del governo Berlusconi. Essa ha origine in un errore di fondo: l'aver creduto di poter contare sul consenso dei propri sostenitori senza stabilire con loro un rapporto stabile ed anzi mettendoli di fronte a scelte e comportamenti che avrebbero dovuto digerire sempre e comunque. E’ così che si è riusciti nel capolavoro di dilapidare la più ampia maggioranza degli ultimi decenni.
Ora siamo al dunque: continuare così o cambiare? Di errori ne sono stati fatti tanti. Ma ad ogni errore corrisponde una responsabilità. A ogni responsabilità un nome ed un cognome. E l’assunzione di responsabilità da parte di chi le ha è il primo imprescindibile atto del rinnovamento.
Un ciclo si è concluso. Se vogliamo che il Pdl continui ad essere il contenitore del consenso degli italiani di centrodestra dobbiamo rinnovarlo profondamente. Questo lo affermiamo forte e chiaro, affinché la nostra critica costruttiva non possa essere fraintesa. E' interesse di tutti prevenire il processo di decomposizione di cui abbiamo segnali. Per farlo è necessario ancorare saldamente il partito al popolo della libertà trasformandolo in un partito vero che viva 365 giorni all’anno e non solo alla vigilia delle elezioni. Un partito di gente che partecipa e si confronta, alla periferia come al vertice, e che concorre democraticamente a selezionare la classe dirigente ed i candidati.

Errori e responsabilità

Fra gli errori fatti a livello locale il più eclatante è stato quello di aver “donato” il Veneto alla Lega con la candidatura di Zaia alla Presidenza della Regione,  nel momento in cui ciò non era giustificato dal dato elettorale.  Conseguenza logica di un altro cadeaux confezionato non precisamente dal Pdl, che allora non esisteva, ma dai medesimi dirigenti, allora targati FI e An: la candidatura di Tosi a sindaco di Verona, neppure questa giustificata dal dato elettorale.  Ciò non significa non riconoscere il grande successo personale di Tosi e la sua capacità di crescere fino a diventare uno dei sindaci più apprezzati d’Italia e posizionarsi su una dimensione nazionale, ma è evidente che se sono state prese decisioni così autolesioniste qualche problema nei processi decisionali e nella visione politica dell’attuale classe dirigente c’è. E di questa responsabilità ha l’obbligo politico di farsene carico.
Lungi dal non riconoscere meriti e capacità individuali, bisogna però indicare le responsabilità di chi ha gestito il partito in modo oligarchico, senza curarsi di convocare periodicamente gli iscritti a discutere le varie tematiche dell’agenda politica. Nessuna riunione, nessuna assemblea per discutere di politica o dei problemi inerenti la conduzione del partito in città e in provincia. Solo qualche convention, tanto per fare da vetrina a questo o a quel personaggio, ma non per dare voce alla base degli iscritti.
L’originaria suddivisione in ex-FI ed ex-An è ancora troppo marcata e non giova alla coesione. Addirittura al Consiglio Comunale di Verona, che localmente è l’elemento che più contribuisce a dare l’immagine esterna del partito, i gruppi consiliari separati di FI ed An sono esistiti fino a qualche mese fa. Ciò significa che il Pdl al Comune di Verona ha cominciato ad esistere solo a pochi mesi dalla scadenza dell’amministrazione. Non essere riusciti a farlo prima costituisce una grave inadempienza che ha ripercussioni negative sull’immagine e sul consenso di cui la dirigenza del partito deve farsi carico.
Il mancato amalgama tra gli ex-FI ed ex-An è una delle cause della scarsa coesione. Così come si presenta oggi il Pdl veronese è, più che un partito, una confederazione di gruppi in competizione facenti capo a questo o quel personaggio. Cosa che paralizza il partito. L’attuale establishment non ha fatto niente per porvi rimedio.
Il coordinatore del partito infatti ha il dovere di tessere il rapporto con gli eletti. Invece si è limitato a porre dei diktat che hanno avuto il solo effetto di acuire lo stacco.

Il partito unico di centrodestra ed il bipolarismo

Ma se in un congresso la critica costruttiva è utile, è anche necessario pensare al futuro.  Se lo strumento è trasformare il Pdl in un partito vero e partecipato, l’obiettivo è superare la crisi, prevenendo le spinte centrifughe che si manifestano nei momenti di difficoltà.  L’aver dato vita al partito unico del centrodestra rimane uno dei meriti più importanti  di Berlusconi. Se siamo convinti che una moderna democrazia deva fondarsi sull’alternanza, tutti devono riconoscere che il bipolarismo in Italia l’ha determinato lui. Qualunque sia la piega che prenderà la crisi ed anche se il bipolarismo venisse abbandonato, è necessario perseguire l’obiettivo di tenere unito il centrodestra.

Le alleanze con gli altri partiti

Verona è sempre stata un laboratorio politico. Nel ’94 è stata la prima grande città del nord ad avere un’amministrazione di centrodestra (giunta Sironi), successivamente allargata alla Lega, che avrebbe potuto governare senza soluzione di continuità fino ad oggi se nel 2002, per un grave errore di arroganza di Galan, anche questo mai pagato, ed il complice assenso di Fini, non fosse stata regalata alla sinistra per 5 anni (giunta Zanotto).  L’attuale amministrazione di centrodestra ha amministrato bene e l’esperienza avrebbe potuto essere ripetuta per i prossimi cinque anni se non si fosse rotto il rapporto fra il sindaco ed il coordinatore cittadino del Pdl.
Non possiamo nasconderci che la decisione di Tosi di correre senza il Pdl, da questi più volte motivata con l’ostilità politica mostrata nei suoi confronti dal vertice cittadino del Pdl,  mette in evidenti difficoltà molti consiglieri e assessori del partito che hanno ottimamente lavorato in Comune e che, se non vi fossero state rotture, avrebbero saputo raccogliere grande consenso.  Questa situazione invece, non solo mette a repentaglio la loro rielezione, ma, cosa ben più grave, fa presagire ricadute disastrose sulla capacità di attrarre voti dello stesso Pdl.

Conclusioni

Grandi pericoli incombono sull’Italia. Grandi difficoltà sul centrodestra, tali da non poter essere ignorate anche in un Congresso locale. Non sarebbe giusto però tacere sulle cause che hanno determinato la crisi. Cause che trovano origine in volontà lontane dagli interessi nazionali e strutturalmente avverse a quelle dei popoli. Cause che rispondono a volontà speculative e a poteri soprannazionali che a volte sfuggono perfino ad uno sforzo di individuazione, ma che sono riconoscibili dagli atti e dalle loro conseguenze. Poteri che lavorano per screditare la politica. Poteri che se ne infischiano dei popoli e della democrazia. Poteri che da tempo avevano deciso che Berlusconi non avrebbe dovuto più governare in quanto non adeguatamente controllabile. Ci hanno provato in ogni modo: con i processi, con le puttane, con le congiure di palazzo. Ci sono riusciti sottoponendo l’Italia ad una pressione senza precedenti, con le agenzie di rating e con i loro emissari. Berlusconi ci ha messo del suo. Il suo governo poteva fare di più, ma chiunque non fosse stato funzionale al potere dell’alta finanza internazionale sarebbe stato oggetto del medesimo trattamento.
Il commissariamento dell’Italia da parte dell’UE, la sospensione della democrazia anche se se con mezzi formalmente legittimi, il passo indietro della politica di fronte ai poteri forti non potranno non lasciare il segno ed avere conseguenze anche gravi sulla credibilità e l’affidabilità dei soggetti politici che, pur se obtorto collo, hanno accettato questa situazione. Ed il riferimento alla classe dirigente del Pdl è puramente voluto. E anche quando il governo Monti non ci sarà più, nulla sarà più come prima. Nemmeno i partiti. Noi non sappiamo, e nessuno può sapere se lo stesso Pdl esisterà ancora o se al suo posto ci sarà un altro contenitore del centrodestra, magari con un altro nome, come più volte ha lasciato intendere lo stesso Berlusconi.  Ma questo non è molto importante perché i partiti sono dei contenitori di uomini e di idee e quel che conta sono gli uomini e le idee e non il nome o la scatola che li contiene. Noi siamo convinti che i progetti, gli ideali, i valori e gli uomini della destra e del centro devano e possano avere comunque, accada quel che accada, una casa comune. E poiché siamo convinti che la stabilità e la durata di una costruzione dipende dalle fondamenta, cioè dalla sua base, vogliamo dire forte e chiaro che anche un Congresso locale come quello di Verona è importante per porre una solida base a quella casa comune. Per questo è necessario cambiare e costruire un partito vero, di donne e uomini che ci credono, che partecipano e che sentono di contare. Un partito in cui i vertici sono espressione della base, selezionati dal lavoro, dall’impegno e dalle competenze e non prescelti, molte volte, secondo logiche inaccettabili. Il Popolo della libertà o diventa subito un partito autenticamente popolare o sarà destinato alla dissoluzione.

Paolo Danieli

 

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