E’ nel congresso di Verona che si è giocata la partita per il controllo del Pdl in vista delle elezioni comunali di primavera, cioè l’evento politico più rilevante dell’intera tornata elettorale, in quanto Verona sarà il capoluogo più importante dei 28 che vanno a elezioni.
Rilevante perché al centro del dibattito c’è stato il rapporto con Tosi, che è ormai un personaggio nazionale che va ad incidere anche sugli equilibri non facili della Lega.
Rilevante perché a Verona si è consumata la spaccatura fra Tosi e i fratelli Giorgetti, che lo ha indotto alla decisione di correre senza Pdl. E questo, nel partito, ha ripercussioni che ricordano le scosse di terremoto di qualche settimana fa.
Il confronto nel Pdl nasce quindi attorno alla questione Tosi. Una parte –quella che ha vinto- è per collaborare e ricostruire il rapporto; l’altra, quella che fa capo ai Giorgetti e Brancher, è rassegnata a un divorzio peraltro cercato.
Ma non è tutto qui. Questa è solo la punta di un iceberg. La spaccatura è più profonda. E’ il sintomo di un partito in crisi, come indicano trend elettorale e sondaggi, l’ultimo dei quali lo dà al 15%. Si pensi che nel 2007 Fi più An superavano il 28%!
Un partito che non è mai riuscito ad attuare una reale integrazione fra ex An ed ex FI. Cosa che di fatto vanifica la stessa ragione di esistere del Pdl.
Un partito egemonizzato da un gruppo di potere che è riuscito a scavare un fossato con la propria delegazione comunale, tanto che la scora estate la maggior parte dei consiglieri e degli assessori, messi con le spalle al muro dal coordinatore cittadino Giorgetti, si rifiutò di firmare un documento anti-Tosi.
Un partito che è stato gestito malamente: senza riunioni, senza coinvolgimento degli iscritti, sempre più lontano dagli elettori. E la mancanza di partecipazione al dibattito congressuale – meno di un centinaio di persone su migliaia di aderenti- la dice lunga sulla disaffezione che la passata gestione ha provocato.
Un partito la cui gestione, pur presentandosi al congresso con i suoi pezzi da novanta tutti coalizzati - due deputati, una senatrice, il coordinatore regionale, un assessore regionale- è stata sconfitta da una lista che, tutto sommato, aveva come massimo rappresentante un semplice consigliere regionale neo-eletto. Segnale evidente, per chi vuole saper leggere gli avvenimenti, che è ora di cambiare. A cominciare dai vertici del Pdl.
Luciano Beliamoli- Roberto Colantoni
(membri del direttivo Pdl eletto dal Congresso)




