Infatti, dopo che Berlusconi ha abdicato in favore di Monti e il Pdl sostiene il suo governo, non sono molte le motivazioni che dovrebbero spingere gli elettori a rinnovare ad esso, se pur a livello amministrativo, la fiducia. Presentare il simbolo significherebbe un bagno di sangue elettorale che avrebbe ripercussioni gravi non solo sull'immagine complessiva del partito, ma anche sul morale di dirigenti e degli aderenti. Quindi meglio evitare.
Ed ecco la soluzione: presentare delle liste civiche. Così si eviterebbe una conta molto pericolosa e si potrebbero comunque piazzare nelle diverse amministrazioni gli uomini del Pdl.
Oltretutto nella mentalità della gente si è ormai affermato il concetto che l'elezione amministrativa, soprattutto l'elezione diretta del sindaco, è un fatto sempre più avulso dal contesto politico nazionale e sempre più incentrata sul dato locale, dove, più che gli schieramenti, contano le persone e i programmi. La scelta di presentare liste civiche è quindi anche una risposta puntuale alla mutata realtà politica della società italiana.
Sicuramente ci saranno delle resistenze da parte di molti dirigenti pidiellini che, con questa scelta, si vedrebbero sfilare da sotto il naso il potere di compilare le liste, scegliere i candidati e di trattare le alleanze. Ma c'è da augurarsi che vengano superate.
D'altra parte che il partito non goda di ottima salute è un dato di fatto. Conseguenza prevedibile del passo indietro di Berlusconi, fatto fin che si vuole per alto senso di responsabilità, ma che è stato pur sempre un passo indietro. E quando questo avviene in un partito come il Pdl, incentrato sul suo leader, è ovvio che le conseguenze siano pesanti. A questo s'aggiunge una sostanziale carenza di prospettive e di motivazioni visto che, fallita la rivoluzione liberale, Monti sta andando avanti come un rullo compressore, forte degli appoggi interni ed esterni.
Paolo Danieli




